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Best practice 10/04/2023

L'inflazione è un tema di grande attualità che coinvolge l'economia mondiale e la nostra società nel suo insieme che sta avendo un impatto anche sul content marketing.
A prima vista il legame tra il content marketing e l’inflazione potrebbe sembrare insolito, ma nuove sfide e cambiamenti stanno investendo il lavoro dei marketer, tanto che si parla sempre più spesso di content inflation.

Che cos'è esattamente e che impatto ha la content inflation sulle decisioni (e sui budget) dei marketer e delle aziende? Scopriamolo insieme.

Il content marketing ha un solo imperativo: farti crescere.

Se avete frequentato un corso di marketing anche base sui social media o la SEO avrete sentito nominare almeno una volta la frase “Content is King”.

La frase chiave secondo la quale “il contenuto è sovrano” è stata pronunciata per la prima volta da Bill Gates nel 1996 e troneggia ancora oggi (accompagnata spesso dall’altro mantra “Less is more” coniato invece dall’architetto tedesco Ludwig Mies van der Rohe).

Tutto gira intorno ai contenuti e alla qualità degli stessi perché è attraverso essi che si può realmente entrare in contatto con le persone.

Contenuti come testi, immagini e video sono il carburante più importante del grande motore di informazione: Internet, un ambiente al quale, secondo il report The Global State of Digital 2023, accedono 5,16 miliardi di persone ed è in continua crescita.

In passato per annunciare un nuovo prodotto, un servizio o la mission aziendale era sufficiente investire in contenuti destinati alla tv e alla stampa. Oggi i canali di comunicazione sono tanti e sempre più numerosi, il processo di acquisto si sviluppa attraverso vari touchpoint e per questo va considerata una strategia multicanale.

Molti brand, per attrarre nuove tipologie di pubblico, hanno sviluppato al loro interno nuove linee dove per ogni nuovo sottosegmento è richiesto un messaggio diverso.

Ovvero: veicoliamo la stessa informazione ma su canali differenti.

Avremo quindi bisogno di una comunicazione diversa.

Prendiamo ad esempio un'azienda che è attiva su LinkedIn, Google Business, TikTok e Instagram e che sta lanciando un nuovo prodotto.

Lo farà nello stesso identico modo su tutte e quattro le piattaforme? Assolutamente no.

Ma purtroppo, lo scenario che si prospetta di content inflation lascia sempre meno spazio agli investimenti in attività di content marketing.

Perché non va ignorata la content inflation

Siamo di fronte a un fenomeno inflazionistico quando si verifica un aumento dei prezzi su larga scala, tale che con la stessa quantità di denaro è possibile acquistare meno beni e servizi rispetto a prima.

Quindi l'inflazione riduce il valore del denaro nel tempo e se prolungata può portare al surriscaldamento dell’economia con una conseguente perdita di potere d’acquisto per le famiglie.

Cosa c'entra l’inflazione con i contenuti che ogni giorno vengono pubblicati su social network, blog, newsletter e altri canali?

Internet è ormai presente da tanti anni, i social pure: Facebook ha iniziato a raccogliere contenuti nel 2005 e da allora la produzione è aumentata e si è moltiplicata con l’avvento di tutte le altre piattaforme social.

In questo scenario è sempre più difficile essere unici e originali ed è quindi normale che molti contenuti siano ormai inflazionati: ci sono molte copie di video e testi che non permettono di distinguersi ed essere efficaci.

L'aumento esponenziale della quantità totale di contenuti diluisce il valore del singolo contenuto e l'aumento dei costi associati alla produzione determina una maggiore difficoltà nel generare l'output originale.

Inoltre, considerando che i canali da monitorare sono tanti e con varie opzioni di format (newsletter, reels, live video, stories, blog post e podcast, solo per citarne alcuni), spesso lo stesso contenuto viene riutilizzato adattandolo alle molteplici piattaforme, risultando distorto e poco convincente (proprio perché non è nato per essere utilizzato lì).

Lo vediamo ad esempio con alcuni video di TikTok riconvidisi su Facebook o su screenshot di tweet ripostati su Instagram.

Inoltre, grazie alle preziose informazioni estraibili dagli UGC (User Generated Content) e dai metadati degli utenti, diventa sempre più importante e funzionale personalizzare offerte, prodotti e comunicazione in base a parametri come la geolocalizzazione, le preferenze espresse, i dati demografici, il dispositivo utilizzato etc.

Che cosa si può fare per contrastare l'inflazione dei contenuti?

Bisogna allocare un budget maggiore con l’aumento parallelo dei canali da coprire con i contenuti per essere ancora efficaci.

Come è possibile pianificare i contenuti in modo intelligente e ottimizzarli se abbiamo a disposizione un budget limitato?

Gli utenti trascorrono una notevole quantità di tempo su un numero sempre crescente di canali, perciò le aziende e i marchi sono costretti a trovare soluzioni strategiche per individuare una grande quantità di contenuti specifici per canale con un budget limitato.

Non farsi sopraffare dall'inflazione dei contenuti è possibile attraverso la ricerca di una strategia per creare molti contenuti di valore senza superare il budget. Come?

Pensando alla Content Strategy in modo più ampio e ponendo le domande giuste.

Ad esempio:

  • come potrei adattare la mia comunicazione per renderla adatta a diversi canali?
  • quali strumenti e piattaforme possono aiutarmi a ottimizzare il mio tempo e il mio impegno?
  • come posso costruire una content factory per il mio brand?”

Si sente ancora poco parlare di content inflation ma è un fenomeno in forte crescita che va monitorato e analizzato per capire come approcciarsi e come evitare di venirne sommersi nell’immediato futuro.

Terry Bertelli

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